Odo Tinteri

Testimonianza di un evento vissuto

 

 

La Chiesa sull'Antola

Il giorno 25 giugno per la festa dell'inagurazione della chiesa il monte Antola si popola di gente salita a piedi dalle valli e con altri mezzi idonei, compreso l'elicotero.

La targa a ricordo della posa della prima pietra col nome di Mons. Martino Canessa presente e felice dell'evento il giorno dell'inagurazione festosa.

Sul monte Antola è risorta una chiesetta sul luogo di un'altra distrutta dal tempo e dall'abbandono. La nuova struttura è classica, ordinata e ben visibile poco sotto la cima del monte indicata da una grande croce di ferro e da un cippo dedicato ai caduti dell'ultima guerra.

Sto scoprendo che questo monte è molto conosciuto ed amato dai genovesi e dagli abitanti delle valli vicine. Mi hanno parlato di questa chiesetta in costruzione e di Don Pietro, Parroco anche di Pentema, degli amici molto interessati alla vita di questo borgo che ho conosciuto in occasione del natale e del suo famoso presepe.

 

Il discorso della montagna

Mi dissero che volevano coinvolgermi per qualche opera da sistemare all'interno della nuova struttura. Come succede qualche volta, mi sentii pronto senza giustificazione alcuna. Pier Paola che è l'amica promotrice di questa situazione, mi fece incontrare con Don Pietro a Torriglia col quale su un fuoristrada di una squadra di lavoro della Provincia partimmo per il monte. La strada che porta in cima è un vecchissimo tratturo di pietre intrecciate ad arte che resiste ancora alle intemperie ed al tempo. La perizia dell'autista ci ha portato in cima indenni. La vista è stupenda ed il paesaggio d'incanto. Se il clima è mite ed il sole accarezza gli alberi che si intrecciano fra di loro negando spesso il passaggio si ha la sensazione di essere fuori dal mondo, in una dimensione presente solo nella memoria atavica. La chiesetta che dovevo vedere è quasi finita e Don Pietro non nasconde la trepidazione di vederla ultimata ed in ordine nel paesaggio per la festa della consacrazione. Presi visione di ciò che poteva interessarmi mentre Don Pietro mi comunicava più con gesti che con parole compiutamente espresse ciò che avrebbe voluto. Pochissimi cenni mi dettero la conferma di un messaggio che dovevo decodificare e completare. Le prime parole caddero sul "discorso della montagna.. Fece cenno a Cristo che parla alla folla e fra la folla. Nella mia mente affiora Cristo che guarda in faccia i discepoli che ascoltano. La faccia di Don Pietro è compresa in una esposizione sentita. Si fa anche cenno alla moltiplicazione dei pani e dei pesci per dire di Cristo ancora fra la gente e si interessa delle loro sorte. Mi parve naturale citare le nozze di Cana .Don Pietro annui dandomi la sensazione che fosse inutile aggiungere altro perché a suo avviso era sufficiente.

Non c'erano dubbi sull'ubicazione ne sul materiale che stando all'esterno del corpo centrale e prossimo all'ingresso in un vano che doveva restare aperto per l'accoglienza, doveva essere scelta era d'obbligo per esigenze e congenialità alla struttura ed al luogo.

Mi parve d'avere avuto l'incarico ad interessarmi allo studio propositivo ed esecutivo anche in ragione dell'aspetto economico.

Mentre nella mia mente si disegnavano le opere Don Pietro organizzava gli interventi lavorativi degli operai presenti. Prima di mezzogiorno decidemmo di scendere a valle a piedi. Il percorso non è certamente agevole ma si può fare in poco più di un ora se le gambe reggono alla sollecitazione della stradina pietrosa in discesa. Don Pietro è robusto ed allenato ed io riuscivo a seguirlo agevolmente. Parlammo di tante cose con affabilità ma il discorso principe fu sui funghi. Mi fece capire che è un buon cercatore usando un pizzico di vanità. Il discorso riprese anche a tavola con più entusiasmo. Scoprii un personaggio impegnato intelligentemente, attivo e positivo. Il Parroco che la Chiesa di oggi, a mio avviso, dovrebbe avere e che per fortuna spesso trova. Sacerdoti che sanno uscire dai confini tradizionali per guadagnare spazi spirituali e di vita nel congresso della società nella quale la Parrocchia insiste.

La moltiplicazione dei pani e dei pesci

Tornato a casa ebbi la sensazione di essere stato caricato di un compito cui dovevo rispondere senza come ne perché. Mi pareva di sapere che cosa avrei potuto fare. Il miracolo della comunicazione senza retorica e senza protocollo s'era avverato e concluso con una cordiale stretta di mano dopo il veloce pranzo nella trattoria di paese. Dopo qualche giorno fui richiamato da Pier Paola che avendo sentito Don Pietro voleva avere notizie sui lavori .Le opere, nella mia mente avevano lievitato e mi pareva di averle quasi concepite. Bisognava trovare il tempo per buttarlo su qualche supporto, fissarlo ed analizzarlo. Presi i primi cartoni che trovai a portata di mano e li posai sui cavalletti. Cominciai a provocare i segni necessari per fare emergere la scena. Disegnai per primo "La moltiplicazione dei pani e dei pesci", per dire di Cristo che doveva badare alla grande folla che l'aveva seguito nel deserto per ascoltasse la sua parola. In quella folla c'erano donne e bambini che avrebbero avuto difficoltà e disagi a tornare indietro senza mangiare. Emerge il senso di partecipazione e di responsabilità nei confronti dei seguaci fedeli. Le parole del Vangelo sono sempre un insegnamento ed invito alla riflessione. In questo caso il brano diventa opportuno ed attualmente giubilare. Una riflessione da scolpire sulla pietra e proporre alle pareti di una piccola Chiesa in cima ad un monte per tutti coloro che per motivi diversi vi giungeranno.

Le nozze di Cana

Disegnai dopo "le nozze di Cana. Questo momento dei testi sacri mi è molto caro e lo avverto in maniera particolare. Il primo miracolo di Gesù nel quale interviene la madre Maria .La festa di nozze doveva continuare ma mancava il vino. Gesù disse loro: Riempite d'acqua le giare -. L'acqua si tramuta in vino invitati vuotano i calici in allegria..

Per ultimo tentai "Il discorso della Montagna" che ho già seguito in una grande opera di pittura per la Chiesa di Palau. Il discorso di Cristo profeta che parla come ho gai scritto in altre occasioni, ad una montagna di gente attenta, sorpresa ed atterrita.I discepoli sono in prima fila per la ascoltare la voce che guadagna l'aria e la fa vibrare. Le parole entrano nella mente e giungono fino al cuore provocando entusiasmo ma anche tempesta .La gente ascolta conscia dell'importanza del momento che vive. Le piante e le foglie sui rami presero a fremere e mi viene da pensare che anche le pietre abbiano udito le parole che enunciavano verità..

Il mio discorso di pietra tenta di dire tutte queste cose.

In questo caso c'è veramente la tentazione di invocare il miracolo. I miei segni provocati su una grigia lastra di ardesia devono aiutare Don Pietro o chi per lui a ricordare le parole e gli atti di Cristo secondo i Vangeli, cima al monte Antola. Spero che Don Pietro possa supplire con la sua voce ed il suo carisma, con energia e la forza della fede a raccontare queste pagine.

Per il momento il racconto finisce con la consegna dei cartoni agli amici citati.

Questi studi sono la testimonianza delle mie intenzioni. Mi auguro di poter avere il conforto della dialettica illuminata e del confronto che mi permetta di creare manufatti degni all'esposizione, ed adeguati ai luoghi sacri per i quali sono pensati..

Il 25 giugno è il giorno della festa

 

L'elicotero di servizio

I presenti alla festa nel momento della Santa Messa di inagurazione

Una vista dal monte